Jacqueline Veuve

Cinéaste et ethnologue (1930-2013)

Journal de Rivesaltes 1941-1942 (Jacqueline Veuve)

Tagebuch in Rivesaltes 1941-1942

Journal de Rivesaltes 1941-1942

Schweiz 1997. S-16/35mm, Beta/VHS, Farbe, 77 min.
 

Image: Journal de Rivesaltes 1941-1942 

affiche


Während des letzten Weltkriegs arbeitete Friedel Bohny-Reiter als Krankenschwester für die «Kinderhilfe» des Schweizerischen Roten Kreuzes im Auffanglager von Rivesaltes. Dieses Lager nahm wie viele andere in Frankreich jüdische, jenische und spanische Familien auf, die in der Freizone lebten oder dorthin geflüchtet waren.
Dank der jungen Baslerin wurden zahlreiche Kinder vor dem sicheren Tod in Auschwitz bewahrt. Auf den Spuren ihres Tagebuchs, das sie auch in jenen düsteren Jahren immer weiterführte, und auf Grund verschiedener Gespräche mit geretteten Menschen konnte das Wirken von Friedel-Bohny-Reiter in einem Film festgehalten werden.
Im letzten Teil des Films wird das Schicksal deutscher Kriegsgefangener geschildert, die nach Einstellung der Kampfhandlungen in Rivesaltes in Gefangenschaft gehalten wurden.
 

RegieJacqueline Veuve
DrehbuchJacqueline Veuve, d'après le livre «Journal de Rivesaltes 1941-1942» de Friedel Bohny-Reiter.
KameraThomas Wüthrich, Edwin Horak
TonMichel Casang
SchnittFernand Melgar
MusikThierry Fervant et Jaël
Dauer77 min.
FormatS-16/35mm, Beta/VHS, Farbe, 25 B/sec
Versionenfrançais; ST: english, deutsch, español
Verkauf DVD/VideoDVD, VHS  [bestellen
Festivals/PreiseFestivals: Locarno, Munich 1997, Berlin Forum 1998. Award for the Best Swiss Documentary 1998. Festival Valladolid. Festival les Yeux Grands Ouverts, Créteil.
ProduktionAquarius Film, Cinémanufacture
WeltrechteAquarius Film, Cinémanufacture
Verleih SchweizAquarius Film Production, CH-1808 Les Monts-de-Corsier
Tél. +41 21 921 18 20 – Fax +41 21 921 78 31
E-mail: info@jacquelineveuve.ch – Mitteilung senden
Verleih internationalFrance:
Doc Diffusion France
108, rue Damrémont
F-75018 Paris
Tél.01 48 25 85 66

Visionnement: Bibliothèques publiques, cf. www.culture.gouv.fr
LiteraturB.Galland, Une femme de cinéma, 2003, p. 38ss.


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Pressestimmen


Jacqueline Veuve, eine angesehene Schweizer Dokumentaristin aus der Schule von Jean Rouch, hat daraus den wohl bewegendsten Film des Festivals von Locarno geformt.

Frankfurter Allgemeine Zeitung, 20.8.97 (Hans-Jörg Rother)

Sogar die auflagenstärkste Schweizer Zeitung bemerkte, dass die wirklich interessanten Filme, die dieses Jahr an den Gestaden des Verbano gezeigt wurden, Dokumentarfilme waren. Der Film wird so zu einer Ode an die Verweigerung der kleinen Leuten, "dieser Helden, von denen nie die Rede ist".

Vorwärts, 29.8.97 (Claudio Colle)

Le vicende legate al comportamento del nostro paese nel corso della seconda guerra mondiale hanno fatto indirettamente la loro comparsa nel documentario passato ieri pomeriggio al Fevi: Journal de Rivesaltes 1941-42 della regista romanda Jacqueline Veuve. Il film, basato sul diario tenuto dall'infermiera del Soccorso svizzero ai bambini Friedel Bohny-Reiter durante un anno di permanenza in un campo di concentramento nei territori della Francia sotto il regime di Vichy, costituisce una testimonianza forte e molto commovente su una vicenda umana che, come afferma la stessa protagonista, non potrà mai essere dimenticata.

Jacqueline Veuve affronta questa "piccola storia" in maniera molto semplice e lineare, con lo scopo di fornire in primo luogo una testimonianza su una realtà che è stata cancellata dalle memorie degli stessi abitanti del luogo che, nel corso dell'ultimo mezzo secolo, mai si sono interessati a questa pagina oscura del loro passato. L'esperienza di Friedel Bohny-Reiter viene riproposta attraverso le pagine intense che la donna (oggi ottantenne e presente alla proiezione di ieri) ha scritto di getto mentre viveva in prima persona i tragici avvenimenti del campo di Rivesaltes che, da luogo di soggiorno di profughi della guerra civile spagnola si trasforma nel 1942 in punto di raccolta per migliaia di ebrei francesi che vengono deportati ad Auschwitz. Ma il film ricorre anche ad un'importante illustrazione iconografica, costituita dalle fotografie e dagli acquarelli realizzati dalla stessa infermiera, ed alle toccanti testimonianze di alcuni sopravvissuti del campo che hanno potuto contare sul suo prezioso aiuto.

Nel raccontare questa vicenda, che non pretende di narrare atti eroici bensì di ripercorrere il sofferto percorso di una donna che rischia continuamente di essere travolta dai dubbi, dalla frustrazione per quel che non può fare e dalla paura di ritrovarsi complice di un genocidio, la regista si concentra sulla ricerca di una piccola verità all'interno del magma ancora oggi ribollente degli avvenimenti legati alla seconda guerra mondiale. Journal de Rivesaltes 1941-42 non è-dunque un documentario storico nel senso classico del termine, non pretende di fornire delle informazioni esaustive su un periodo o su un tema di grande respiro, ma si presenta come un ritratto compiuto di una minima ma preziosa esperienza personale inserita in un contesto estremamente complesso.

Una piccola grande verità che costituisce un tassello importante di un racconto molto più ampio, ancora quasi tutto da scrivere (o da filmare), all'interno del quale trovano posto anche una serie di sequenze ricostituite che non fanno che aggiungere altre emozioni a quelle che si sprigionano dalle immagini del passato.

Antonio Mariotti, Corriere del Ticino, 14 agosto 1997

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